IL SISTEMA FINANZIARIO INTERNAZIONALE “RUBA” AI RISPARMIATORI E LA POLITICA STA A GUARDARE

 rubare soldi    Come lucidamente chiarito da M. Lettieri e P. Raimondi su Italia Oggi del 18/11/2014 cinque grandi banche internazionali dovranno pagare alle Agenzie di controllo Cftc, Fca e Finma ben 4,3 miliardi di dollari di multa per aver manipolato i tassi di cambio usati come riferimento di base per stabilire i valori delle diverse monete e i tassi di cambio tra le stesse.

Si tratta della Citibank, della Jp Morgan Chase, l’HSBC Bank, la Royal Bank of Scotland e la UBS.

Mentre per la Barclays Bank l’indagine è ancora aperta.

Si tratterebbe delle stesse banche coinvolte nella inchiesta Forex per la manipolazione del tasso Libor che è il riferimento per tutte le operazioni mondiali.

“Come è noto ogni giorno il mercato Forex tratta circa 5,3 trilioni di dollari in varie forme di derivati, di cui il 40% alla City di Londra.

Per comprendere le potenziali dimensioni della truffa si consideri che una piccolissima variazione dello 0,01% applicata su tutto l’ammontare sarebbe pari a 530 milioni di dollari. Al giorno! Si parla di una multa esemplare.

Le autorità di controllo sono soddisfatte e parlano di una moralizzazione definitiva del sistema.

Si sentono forti le indignazioni di chi opera nel settore, perfino delle stesse banche condannate per la truffa.

Ma non è così. In realtà, tutto ciò serve a coprire responsabilità e complicità. Non si sottolinea, per esempio, che il semplice fatto di pagare le multe cancella anche tutte le responsabilità penali.

Quindi nessuno sarò condannato e nessuno finirà in galera per truffa”.

“Questi fatti ci dicono, ancora una volta, che nel sistema finanziario internazionale regna sovrana la manipolazione sistemica, la corruzione e la speculazione.

Dal 2007- 2008 si parla di nuove regole stringenti e di riforme del sistema.

A 7 anni di distanza ci si limita ancora a rincorrere truffatori e corruttori.

Ci sembra un po’ poco se vogliamo evitare di essere di nuovo sorpresi da altri crac di dimensioni planetarie”.

Che aspetta la politica a riprendersi quella “centralità” che la Costituzione le assegna?

di Publio Fiori

LA “FEDERAZIONE DEI POPOLARI” NEL SEGNO DELLA DISCONTINUITA’: “vino nuovo in otri nuovi”

giorgio la pira     Il tentativo in atto di ricomporre in una Federazione tutti i movimenti, le associazioni e i partiti di ispirazione cattolica diventa sempre più urgente dinanzi alla infinita crisi socio-economica e alla crescente delusione di un Governo e di una maggioranza che dopo quasi un anno di attività non hanno ancora dato un segnale concreto di una politica e di un programma utili per una effettiva ripresa.

Pertanto dobbiamo accelerare il processo costituente sotto il profilo politico e organizzativo per arrivare entro l’anno alla costituzione di un partito capace di affrontare le prossime elezioni regionali e amministrative.

Ma senza equivoci e senza riserve mentali.

Innanzitutto con un vero rinnovamento di persone e di proposte: chi ha avuto ruoli significativi nel passato si deve fare da parte mettendosi al servizio di una nuova classe dirigente.

Così anche per il programma politico che, ispirato ai principi della Dottrina sociale cristiana, deve indicare concretamente proposte coraggiose e alternative per i gravi problemi del momento.

Deve trattarsi di una posizione inclusiva, aperta al Mondo cattolico e alle tante iniziative presenti nel territorio.

Non possiamo limitarci ad inseguire UDC, CDU, NCD né quant’altri pensino di ritagliarsi uno spazietto di potere per proseguire in una qualche presenza istituzionale.

Lo dico con amicizia e rispetto: non ci interessano le loro percentuali elettorali perché il nostro obiettivo è più ambizioso e si rivolge a coloro che non hanno votato perché non si sono sentiti rappresentati dall’attuale scenario politico, o che si sono forzati nel votare partiti diversi nella speranza (poi disattesa) di ritrovare ideali e progetti riferibili alla loro cultura e tradizione.

Dunque, deve essere la discontinuità l’elemento fondante di questa Federazione, in modo da caratterizzare con un profondo cambiamento questa nuova fase dell’impegno politico dei cattolici.

Ci vuole una forte spinta ideale da coniugare con una coraggiosa scelta di vita.

Chi fa calcoli per candidature, poltrone e poltroncine, o crede che il tutto si risolva con la vecchia logica delle alleanze e degli schieramenti  non ha compreso lo spirito con cui ci accingiamo a rinnovare una importante presenza politica e, pertanto, non può far parte della nuova Federazione.

di Publio Fiori

A PROPOSITO DI FINANZ-CAPITALISMO

220px-Federico_caffè0001     Federico Caffè  (Pescara, 6 gennaio 1914 – Roma, 15 aprile 1987) è stato un importante economista Italiano.

Fu uno dei principali diffusori della dottrina  keynesiana in Italia, occupandosi tanto di politiche macroeconomiche che di economia del benessere.

Al centro delle sue riflessioni economiche ci fu sempre la necessità di assicurare elevati livelli di occupazione e di protezione sociale, soprattutto per i ceti più deboli.  La sua improvvisa scomparsa è un mistero rimasto tuttora irrisolto.

Ritengo significativo, illuminante e profetico  ciò che scrisse il prof. Federico  Caffè (improvvisamente e misteriosamente scomparso) sul sistema bancario-finanziario: “Da tempo sono convinto che la sovrastruttura finanziario-borsistica con le caratteristiche che presenta nei paesi capitalisticamente avanzati favorisca , non già il vigore competitivo ma un gioco spregiudicato di tipo predatorio, che opera sistematicamente a danno di categorie innumerevoli e sprovvedute di risparmiatori”.

E ancora: “poiché il mercato è una creazione umana, l’intervento pubblico ne è una componente necessaria e non un elemento di per sé discorsivo e vessatorio”.

E ammoniva che  “al posto degli uomini abbiamo sostituito i numeri e alla compassione nei confronti delle sofferenze umane abbiamo sostituito l’assillo dei riequilibri contabili”.

di Publio Fiori