Perché Rinascita Popolare?

La necessità di un coordinamento – di tipo federale – tra i movimenti ed i partiti cattolici è il punto di partenza di un cammino che deve portare alla nascita di un terzo polo alternativo al centro destra ed al centro sinistra. Ma perché è così urgente che i cattolici uniscano le loro forze? Naturalmente per trasformare la società e la politica, ormai allo sbando, secondo i principi del popolarismo sturziano.

UNA ECONOMIA “ETICA”

L’alterazione delle leggi economiche del libero mercato, la corruzione, il legame con i partiti tramite i finanziamenti illeciti, le speculazioni finanziarie “spericolate” sono sintomatiche di un disinteresse verso il bene comune e di una corsa all’utile individuale che, contrariamente a quanto auspicato da Don Sturzo, resta completamente astratto dalla coesistenza con altri individui.

L’utile richiede sicurezza e ordine. Due valori che si basano su elementi etici fondamentali: rispetto della libertà, della vita e della proprietà altrui. Senza questi elementi e senza persone che partecipino responsabilmente alla vita della società non può esistere il bene comune. Diritti e doveri, dunque, sono la base di partenza; ma è l’amore fraterno, così come viene spiegato da Don Sturzo, il vero collante della società. “Tutti dobbiamo amarci come fratelli – dice Sturzo – e questo amore, consacrato e nobilitato dalla religione cristiana, ci fa non solo rispettare i diritti altrui e osservare i nostri doveri, ma anche comunicare agli altri i nostri beni fino al sacrificio”.

Su questa idea fondamentale di altruismo poggia la teoria sociale sturziana. Un altruismo senza il quale la società, orientandosi verso la soddisfazione edonistica, si incrina, perde il suo valore di coscienza collettiva e va incontro ad una crisi che è la negazione della socialità e della solidarietà basata sulla coscienza collettiva. Uno squilibrio che produce, nel mondo economico e finanziario, una reazione che, di solito, è una richiesta degli operatori, o da chi subisce danni da questo modo di fare economia, di eliminare e sanzionare queste pratiche illegittime. Una situazione che si complica ulteriormente con l’aggiungersi di Autorità sovranazionali chiamate a regolamentare un’economia divenuta ormai globale.

“L’economia di ciascun paese – sostiene Don Sturzo -, per una sempre più larga percentuale, è condizionata dall’economia internazionale; solo in astratto si può individuare come a sé stante”. L’azione dei governi in questo campo, dunque, deve essere orientata al mantenimento degli sbocchi con l’estero mediante alleanze ed intese. Gli strumenti negoziali e le convenzioni tra Stati, non le politiche protezionistiche e di embargo, sono la soluzione per garantire un equilibrio delle risorse finanziarie di uno Stato, della moneta e dell’economia produttiva interna. Un comportamento “egoistico” e “immorale”, infatti, ha come scopo solo il bene di un singolo Paese a scapito degli altri, facendo perdere il suo vero significato all’ “atto economico” – di per sé volto al bene comune – rischiando di provocare, inoltre, reazioni in chi ne viene danneggiato e, di conseguenza, alla circolazione delle merci ed alla libertà economica, sociale e culturale.

UNA POLITICA “SANA”

Moralizzare la vita pubblica. Giustizia, onestà ed equità. Sono queste le aspirazioni dei cittadini. E l’amministrazione non può e non deve trascurare questo desiderio, questa necessità. I principi di imparzialità, efficienza ed efficacia devono essere il faro che guida l’azione degli amministratori della Cosa Pubblica. Ma è il rispetto delle Istituzioni Democratiche – e dunque dei distinti ruoli e delle autonomie di Parlamento, Governo e Magistratura – la strada da seguire per superare una crisi, soprattutto morale, che in questi anni ha impedito la completa attuazione della Carta Costituzionale.

Anche in questo campo, Don Sturzo ha precorso i tempi. La sua battaglia contro il dirigismo dello Stato, la partitocrazia – opposta alla meritocrazia – ed il clientelismo imperante è risuonata come un monito, purtroppo inascoltato, nel corso dei decenni. Si tratta, secondo il pensatore – ma anche uomo d’azione – originario di Caltagirone, di una aspirazione del popolo. Quest’ultimo vuole, in sostanza, che lo Stato, come Ente responsabile della pubblica amministrazione, “pur facendo valere le proprie benemerenze, riveda le proprie colpe e si emendi”. Una “purezza” che sia base di partenza, ma anche fine ultimo, di una politica saggia ed onesta e di una ricerca del bene comune. “Solo con la buona amministrazione – scriveva Don Sturzo – il popolo potrà ricevere tutti i vantaggi di una sana politica, di una intelligente legislazione e anche della stessa attività dei partiti, quando non sono demagogici e rivoluzionari; invece, per la cattiva amministrazione o per la trascurata o poco intelligente amministrazione, la società va alla malora, anche quando avesse dirigenti statisti di altissimo valore, politici abilissimi, quando il Parlamento facesse leggi progressive ed impeccabili, quando i partiti avessero programmi e piani modernissimi e le casse fossero piene di miliardi”. Una “malora” che i cittadini italiani sperimentano ormai ogni giorno sulla propria pelle e che Rinascita Popolare, con la sua idea di politica chiara, trasparente e sana, si propone di spazzare via con l’aiuto ed il coordinamento di tutti quegli “uomini di buona volontà” ai quali si rivolgeva Papa Giovanni XXIII nella sua enciclica “Pacem in Terris”, ed ai quali spetta, secondo lo stesso Papa Roncalli, un compito immenso: quello di “ricomporre i rapporti della convivenza nella verità, nella giustizia, nell’amore, nella libertà: i rapporti della convivenza tra i singoli esseri umani; fra i cittadini e le rispettive comunità politiche; fra individui, famiglie, corpi intermedi e comunità politiche da una parte e dall’altra la comunità mondiale. Compito nobilissimo quale è quello di attuare la vera pace nell’ordine stabilito da Dio”.

AMMINISTRAZIONI LOCALI “RESPONSABILI” (PRINCIPIO DI SUSSIDIARIETA’)

Dal livello economico internazionale, a quello politico nazionale, fino a giungere alla vera sorgente della politica: le amministrazioni locali ed in particolare i comuni. Sono questi enti, insieme con Provincie, e – ad un diverso grado – Regioni, i primi interlocutori diretti dei cittadini. Questo accade in special modo dopo la riforma che ha accentuato l’autonomia delle amministrazioni locali. I Comuni sono chiamati a farsi carico non solo delle leggi, ma anche degli indirizzi di governo in campi di fondamentale importanza come il rapporto con il territorio, la tutela dell’ambiente, il contenimento della spesa pubblica e la tutela della salute del cittadino.

Senza un buon governo locale, ogni buona legge concepita a livello nazionale rischia di perdersi prima di fare sentire i suoi effetti benefici sulla popolazione. Da ciò nasce un dovere ineludibile per le amministrazioni locali: la responsabilità verso la comunità. Anche in applicazione del principio di “Sussidiarietà” oramai inserito formalmente nell’art. 118 della nostra Costituzione.

Una responsabilità che si estrinseca nella trasparenza – intesa come accesso a tutti gli atti pubblici – in modo da verificare la coerenza dell’indirizzo politico rispetto ai provvedimenti adottati, nell’adozione di strumenti come il bilancio partecipato che nasce dal confronto costruttivo tra amministratori ed amministrati, nell’adozione di un rigoroso principio di legalità e nella netta separazione e – ancora una volta – autonomia di organi politici ed organi gestionali. Una separazione che, tuttavia, non deve mai scadere nella mancanza di controllo. Un amministratore locale, dunque, deve necessariamente essere consapevole del fatto che, accanto agli onori, esistono pesanti oneri di cui deve farsi carico con coraggio, rischiando, se necessario, l’impopolarità ed anteponendo il bene comune finanche agli affetti familiari. Una vera e propria missione, dunque, da portare avanti con spirito di sacrificio, buon senso e capacità di mediazione.

Per raggiungere tale obiettivo è necessaria la ricomposizione dell’arcipelago cattolico. Senza volontà di egemonizzare, ma federando ed offrendo un coordinamento comune. Una necessità indicata dallo stesso Benedetto XVI, che ha invitato i cattolici ad un nuovo impegno ed ha sottolineato l’importanza di un coordinamento in grado di costruire una piattaforma prima di tutto culturale e sociale e poi politica, che abbia la capacità di indicare al Paese una prospettiva di rinascita.

IL RUOLO DEL POPOLARISMO

Il coagulo attorno al quale questa unione dovrà nascere e prosperare non può che essere il popolarismo sturziano. Uno stimolo a creare un Paese effettivamente libero, senza l’ostacolo di arcaici conflitti ideologici.

E’ necessaria, infatti, una profonda revisione della politica italiana nei termini di una convergenza verso schieramenti fondati su valori comuni e condivisi e non su mediocri intese di potere. La politica deve tornare a coniugarsi con l’etica per proporre programmi che siano ispirati ai grandi valori di riferimento della nostra storia.

E’ dunque necessario dar vita ad una nuova classe politica che prenda atto delle esigenze di un rinnovamento radicale.

“Rinascita Popolare” vuole offrire proprio questo ai cattolici italiani: un punto di partenza dal quale imboccare il lungo sentiero che porta al rinnovamento della politica, creando un polo di ispirazione cristiana che sia alternativo alla destra ed alla sinistra.

Per questo motivo, a Roma si svolgerà, in ottobre, un primo incontro aperto a cui saranno invitati tutti i movimenti politici e culturali che si riconoscano in questa strategia di rinnovato impegno politico dei cattolici.

Seguirà poi quella che dovrebbe essere, nelle intenzioni dell’On. Publio Fiori, una seconda Camaldoli.

I quattrocento ex parlamentari DC sono stati invitati in un convento alle porte di Roma per una giornata di studio finalizzata alla redazione di un programma comune e di una serie di proposte per superare l’attuale crisi morale, economica e politica. Secondo i principi del popolarismo e della dottrina sociale cristiana.

LA COSTITUENTE DI CENTRO

A questo proposito, l’UDC ha annunciato la riunione la convocazione degli “stati generali” del Centro. Al fine di comprendere se questa iniziativa vada nella stessa direzione di “Rinascita Popolare”, poniamo a Casini e ai dirigenti UDC quattro domande:

1. Quale sia l’identità culturale e politica del nuovo soggetto in relazione all’ispirazione cristiana, come dovrebbe desumersi dall’utilizzazione dello scudo crociato, simbolo storico della DC;

2. quale sia la posizione nei confronti dei due schieramenti maggiori. Per sapere, senza ambiguità e con chiarezza, da che parte si schieri il nuovo Centro;

3. quali siano le garanzie che il nuovo soggetto politico attui al suo interno un rigoroso metodo democratico nelle scelte politiche e per la selezione della classe dirigente;

4. quale sia il programma concreto con l’indicazione degli obiettivi, dei costi e delle coperture di bilancio.

Una richiesta di chiarezza per verificare se da parte dell’UDC ci sia la nostra stessa disponibilità a fare “un passo indietro”, a costituire insieme ad altri un nuovo soggetto politico di ispirazione cristiana e ad assumere una posizione di chiarezza politica e programmatica rispetto ai due principali schieramenti.

Saremmo lieti di una risposta che potrebbe aprire una nuova importante fase della vita politica nazionale.

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