LA TRASFORMAZIONE DELLE GRANDI BANCHE: DA ISTITUTI DI CREDITO A PRIVILEGIATE IMPRESE COMMERCIALI. CHE FA LA POLITICA?

finanza-internazionale     Lettieri e Raimondi su “Italia Oggi” del 9/12/2014 ci danno conferme eclatanti sull’effettivo ruolo svolto da parte consistente del mondo bancario.

“Le grandi banche sono state pizzicate a speculare sulle commodity, sulle materie prime, sui cereali e su altri prodotti alimentari. La Commissione d’Indagine del Senato americano, diretta dal democratico Carl Levin e dal repubblicano John McCain, ha pubblicato un dossier di 400 pagine dal titolo «Wall Street bank involvement with physical commodities» per denunciare, con dovizia di dettagli, come le «too big to fail» stiano manipolando, ovviamente a loro vantaggio, i mercati delle commodity. Naturalmente tutto ciò con riverberi sui mercati internazionali.

Per due anni la Commissione ha indagato sui casi più eclatanti che evidenziano come il massiccio coinvolgimento di Wall Street nelle commodity mette a rischio la nostra economia, le nostre imprese e l’integrità dei nostri mercati. Bisogna reintrodurre – continua la Commissione – la separazione tra banca e commercio per prevenire che Wall Street utilizzi informazioni non di pubblico dominio a suo profitto e a spese dell’industria e quindi dei cittadini. Ciò non vale soltanto per gli Stati Uniti ma per il mondo intero.

La Commissione sta procedendo con delle audizioni pubbliche per dimostrare come alcune banche abbiano fatto aumentare artificialmente i prezzi delle materie prime e speculato in derivati sulle stesse, sfruttando gli «effetti provocati» dalle manipolazioni. Il senatore Levin avverte anche di possibili futuri rischi sistemici per l’economia dovuti al fatto che le banche sono coinvolte in imprese esposte ad alti rischi di catastrofi ambientali.

Sono state analizzate in particolare le attività delle solite maggiori banche americane, tra cui la Goldman Sachs, la JP Morgan Chase, la Morgan Stanley e la Bank of America. La Goldman avrebbe assunto il controllo del mercato dell’alluminio. Nel 2010 ha acquistato la Metro International Trade Services di Detroit, che gestisce lo stoccaggio certificato dalla London Metal Exchange, la principale borsa mondiale dei metalli. Nei suoi magazzini ci sarebbe l’85% di tutto l’alluminio contrattato alla borsa di Londra per il mercato americano. Trattasi di 1,6 milioni di metri cubi di alluminio pari al 25% dell’intero consumo annuale in Nord America. La banca ha aumentato la sua proprietà diretta di alluminio passando da una quantità pari a 100 milioni di dollari a 3 miliardi. Possiede, tra l’altro, anche un’impresa che commercia uranio e due grandi miniere di carbone in Colombia!”

E’ stato scoperto che alcune grandi banche hanno ottenuto fortissimi guadagni con il controllo del mercato di alcuni importanti metalli, del petrolio, del gas e di altre materie prime.

“In altre parole, all’ombra di una troppo abusata globalizzazione che tutto giustifica, le banche fanno sempre meno gli istituti di credito e, forti anche dei capitali ottenuti a tassi di favore dal governo, si mettono in diretta competizione con le imprese che operano nei settori dell’industria, dell’agricoltura, del commercio, della lavorazione e dello sfruttamento delle materie prime fino a determinarne i comportamenti e la stessa sopravvivenza”.

Ci vuole una nuova legge sul sistema bancario e una Authority che vigili sui comportamenti delle banche e sul rispetto del loro fine istituzionale. Ci vuole una politica in grado di difendere la gente dal Finaz-capitalismo.

di Publio Fiori