SE IL CAVALLO NON BEVE… CI VUOLE UN NUOVO “MODELLO DI SVILUPPO”

cavallo non beve 5   Nel mese di Agosto ho già avuto modo di parlare di politica monetaria ed economica e dell’esigenza che, per un’effettiva ripresa, siano presenti entrambe. Quella economica che indichi le scelte governative sulle strade da percorrere per il rilancio delle attività produttive (infrastrutture, industrie, tecnologia, agricoltura, turismo, ecc…) e quella monetaria per individuare la liquidità necessaria. Draghi ha fatto la Sua parte offrendo alle banche (speriamo bene!) la penultima carta a Sua disposizione: circa 75 miliardi mediante l’acquisto di crediti e mutui. Gli rimane solo l’ultima carta dell’acquisto delle obbligazioni pubbliche e private! Ma la domanda che si pone è: l’attuale sistema economico-produttivo è disponibile ad utilizzare queste somme chiedendo alle banche finanziamenti per una ripresa dell’attività produttiva? Per usare il gergo del settore, il cavallo potrà/vorrà bere? Perché fino ad ora il Governo non ha chiarito quali siano le politiche per lo sviluppo, quali i settori da rilanciare, quali i programmi da realizzare con la conseguenza che prosegue la finanziarizzazione delle attività produttive, la delocalizzazione delle aziende e la riduzione della produzione; tutte scelte che comportano stagnazione e disoccupazione. Pertanto il vero problema sta nel fatto che dinanzi alla caduta della domanda i nodi decisivi non vengono affrontati: manca un serio trattamento tributario delle rendite del finanz-capitalismo (qualcuno del Governo mi dovrebbe spiegare perché i più bassi redditi di lavoro pagano il 20% di tasse mentre le rendite della grandi transazioni finanziaro-speculative solo lo 0,50% !!! ); non è sentita l’esigenza di un profondo cambiamento del sistema produttivo-consumistico (non consumiamo quello che viene prodotto e non viene prodotto quello che vorremmo consumare), non emerge neppure la prospettazione di un nuovo modello di sviluppo che ci faccia superare l’attuale, logoro sistema consumistico gestito dalle grandi centrali della comunicazione pubblicitaria al servizio della finanza nazionale e internazionale. Ma ciò richiede un profondo cambiamento etico-culturale che recuperi i valori della Dottrina sociale cristiana così come laicamente recepiti dalla nostra Costituzione. È inutile girarci intorno: il tragico fallimento del collettivismo e la fine dell’utopia liberista (il c.d. “mercato salvifico”) lasciano spazio solo ad una “terza via” per uno sviluppo non fondato sui consumi individualistici che garantisca, con la presenza attiva dello Stato, i diritti costituzionali e naturali, la partecipazione democratica, le libertà, la dignità della persona; la solidarietà e la sussidiarietà, nonché le attività di interesse generale, i grandi investimenti, la concorrenza, i servizi sociali e pubblici, il rispetto del lavoratore e del suo ruolo nella gestione delle aziende e, non ultima, la famiglia (quella vera) nel suo ruolo essenziale chiaramente descritto nella Carta costituzionale. Per tali obbiettivi è indispensabile che la politica e i partiti recuperino quella “centralità” che è stata loro sottratta dal finanz-capitalismo. E francamente non mi sembra che le riforme proposte da questo Governo vadano in tale direzione.

Publio Fiori

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